Nessun Commento// Pubblicato in Racconti by rob il 26.11.09.
Il sole usciva ora da dietro i palazzi, nonostante la mattina fosse iniziata da diverse ore. Le strade erano deserte, tutti erano negli uffici o nelle scuole. Il bar era ancora vuoto. Il barista, un uomo alto, dai capelli lunghi legati in una coda e i lineamenti del viso appuntiti, puliva il bancone nel silenzio, intervallato solo da qualche macchina che passava ogni tanto.
- Non ho mai pensato che tu fossi pazza, anzi. Come puoi pensarlo? Devi chiederti, invece, se ciò che dici è vero, e cioè secondo te sul serio mi dai tutte le attenzioni che servono a un marito?
La radio parlava a bassa voce, che non si capiva cosa stesse dicendo. Dalla porta sulla strada entrò una ragazza, giovane dall’aria disordinata. Il barista, allora, prese un cornetto e glielo porse, quindi iniziò a fare il caffè.
- Insomma, chi ti credi di essere? – chiese la donna. – Io non sono la cretina di nessuno, tanto meno la tua.
Il barista alzò lo sguardo, vide la ragazza e disse: – Tu sei sempre alla tv a guardare telenovela. Io che non le seguo, so che è alquanto bizzarro che il personaggio di quell’attore alto e biondo è sopravvissuto a troppi incidenti automobilistici.
- Io non ti avevo mai detto che potevi uscire con un’altra ragazza. Secondo te mi facevo scopare sul tavolo da te se fossi stata libera di farmi scopare da chiunque?
Il caffè era pronto, e il barista lo mise sul bancone. Fumava di calore, e la donna agitò la bustina dello zucchero e l’aprì, poi disse: – E poi non lo trovi abbastanza un cliché andarsi a scopare la mia amica? Sono duemila anni che non ve lo perdoniamo, perché avrei dovuto cambiare idea? Non ne ho neanche l’autorità, credo.
Il barista si rivolse alla ragazza: – Io voglio solo un po’ d’attenzioni da te, tutto qui. Fai venire le amiche per il tè, parlate per ore, poi se ne vanno e cala il silenzio in casa. Siamo stati altro.
- Forse ti amo tanto da perdonarti, – disse la ragazza, e bevve un sorso del caffè. – E in fondo sono felice che tu abbia inculato proprio la Gigia, se lo meritava.
La porta del bar si aprì di nuovo, ed entrò una donna di mezza età. Indossava una pelliccia vistosa, i capelli sembravano una scultura dell’ottocento. – Come ti permetti di chiedermi una cosa del genere.
Il barista subito scattò. Iniziò a preparare un nuovo caffè, e prese un altro cornetto e lo mise sul bancone, poi disse: – Dopo un po’ di anni le coppie si chiudono in po’, è normale. Ma noi non siamo mai stati normali, e pensavo non saremmo diventati banali.
La ragazza, dopo un altro sorso di caffè, guardò entrambi poi disse: – Avrei preferito non innamorarmi di te. L’amore sono richieste che rovinano ogni cosa. Ma io t’amo, ed è una parola troppo grande per ingoiarla.
La signora, agitò la bustina di zucchero, mentre il barista gli porgeva il caffè. – Ormai abbiamo un’età. Abbiamo i figli grandi. Tu ha il tuo golf, io il mio bridge. Abbiamo le nostre vite, mi sembra stupido provare a fare di nuovo la coppietta. Ormai il nostro dovere a Dio l’abbiamo fatto.
- Prova almeno a parlarmi, – disse il barista.
La donna lo guardò, e disse: – Mi chiedi troppo. Io non ho più attrazione verso di te.
Allora il barista deluso replicò: – Il mondo è tornato a essere cupo.
- Vorrei che tu fossi qui con me. Perché non sei qui con me? – chiese la ragazza.
A quel punto nel bar entrò un uomo di colore, con un enorme borsone sulla spalla, e pacchi di fazzoletti in mano. Tutti lo guardarono, lui aprì bocca e chiese: – Vi serve qualcosa?
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