quel cane a forma di nuvola

Quel cane a forma di nuvola non parlava agli sconosciuti. Lo chiamavano bello, o anche solo con un fischio, ma lui non dava mai coda a quelle richieste d’attenzioni lì. Non era che un randagio, abbandonato dal migliore amico che come purtroppo e spesso succede gli pugnalò il dorso, abbandonandolo quando le tanto agognate vacanze vennero.
Di amici non ne voleva più. Fanculo, così, gli umani, le coccole e tutto il resto.

Quel cane a forma di nuvola non parlava ai bambini. Quelli prima avevano una pallina in mano, poi la lanciavano lontana e volevano che lui la riprendesse. Perché? Nel senso, prima la butti poi la rivuoi? Una volta la andò anche a prendere, e indietro gliela riportò. Il bambino però poi la lanciò di nuovo, e un «Allora sei scemo» fu l’ultima cosa che disse a un bambino, e fu quel giorno.

Quel cane a forma di nuvola si sentiva sempre sottovalutato, e voleva parlare anche solo per far vedere che poteva. Chi ascoltava, però, non c’era più. Aveva perso fiducia negli amici, nei bambini, nella natura e nelle cose che prima credeva essere belle. Negli umani.

Dopo anni e anni vissuti nella più completa solitudine, quel cane solo come un cane decise di farla finita. Salì sul tetto di un palazzo abbandonato che apparteneva alla banda del quartiere, la banda bassotti, per lanciarsi giù e spiaccicarsi contro l’asfalto. Una volta che fu in cima, però, vide il panorama, e notò l’altezza del palazzo, che era davvero tanto alto, ed ebbe paura di fare l’ultimo passo verso il vuoto. Però restava il fatto che aveva una vita che non gli piaceva, ormai persa nella noia e abbandono assoluto, così si fece coraggio e si lanciò, aprendo le zampe come per planare nell’aria.

Una bambina, mano nella mano col padre, passeggiava sul lungo mare. Il sole era alto, e le nuvole erano nubi scure che promettevano pioggia.
«Papà, papà! Guarda quel cane a forma di nuvola!» disse lei indicando il cielo con il dito.
Il padre sorrise, e senza alzare la testa disse: «Ma no amore, si dice quella nuvola a forma di cane, non il contrario!»

Quel cane a forma di nuvola in volo capì che era felice perché ignorato, quindi non era mai stato frainteso. Ma era ormai tardi.

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5 risposte a quel cane a forma di nuvola

  1. gaia scrive:

    che triste, rob.

  2. Andrea scrive:

    Non l’ho capita

  3. rob scrive:

    @ gaia:
    Un po’ sì. Un giorno ti farò ridere tanto per compensare.

    @ Andrea:
    Uhm, in che senso? Non c’era nulla da capire. E’ un racconto, pura fantasia :)

  4. Passante scrive:

    Scusa non ho capito il finale: il cane alla fine era felice perché ha capito che era ignorato e non frainteso? Ma anche per tutta la storia si capisce che lui è triste perché viene ignorato… ed è proprio per quello che si vuole ammazzare. In pratica alla fine capisce una cosa che aveva già capito…mah! Non ha senso.
    Questo racconto non m’è piaciuto.

  5. rob scrive:

    Il cane capisce che era felice, perché ignorato e quindi non frainteso, come spesso accade quando si crede di conoscere una persona. Arriva a capire una cosa che prima odiava, arrivandola ad amare. Ormai però è tardi, visto che è in volo. Ha senso, e la struttura è abbastanza semplice. Che non ti sia piaciuto, tuttavia, mi dispiace.
    Spero sarai ancora un passante, magari la prossima volta gradirai ciò che scriverò.

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