2 Commenti// Pubblicato in Gentili lettori by rob il 30.10.09.
Eccomi qua, a pubblicare il primo racconto scritto dai voi lettori. Ricordate? Un mese fa vi chiesi di scrivere un racconto e mandarmelo, affinché io potessi pubblicarlo qui sul blog. Non avevo dato particolari indicazioni, quindi davo totale libertà nella lunghezza del racconto, l’argomento e il tempo dell’invio. Infatti non ci sarà una scadenza particolare con cui pubblicherò i vostri racconti, ma lo farò quando meglio credo, quindi non abbiate fretta. Vi rinnovo invito: scrivetemi a robdragone [at] gmail [dot] com.
I racconti da pubblicare li sceglierò casualmente, ma mi sembrava giusto pubblicare per primo il primo racconto che mi è stato inviato. Il titolo del racconto è Dove sei stata? ed è scritto Francesco Rossetti, che potete trovare qui nel suo friendfeed. Il racconto è molto bello e malinconico. Ha permesso che ricordassi immagini che avevo quasi rimosso dalla mia memoria. Ma bando alle ciance, buona lettura!
di Francesco Rossetti
Noi umani non ci rendiamo mai conto quanto possa essere bella una piazza innevata, quanto possa essere dolce la panna montata sulla cioccolata, quanto possa essere felice un bambino che gioca con il padre, quanto dolore si possa provare nel salutare una persona che non vedremo per un anno. Noi umani aspettiamo, e lasciamo che davanti ai nostri occhi passino tutte le cose belle della vita.
Mi accorsi di questo un giorno, poco prima di Natale, in un bar in piazza Duomo, davanti a me una persona.
-Dove sei stata?- le chiesi
-Lontana- rispose lei
Si, questo l’avevo capito. Lontano, molto.
Non mi ricordo con l’esattezza quando incontrai Elena per la prima volta. Fu… tanto tempo fa. Tanto, davvero. Eravamo ad una festa di un amico in comune. Credo ci trovassimo in una discoteca, ma non ne sono sicuro. Lei era davanti a me e, dopo che mi chiese di passarle un bicchiere, incominciammo a parlare. Incominciammo parlando del nostro amico. Studiava dall’altra parte della città, non credo d’averla mai vista prima. Dopo quella volta lei incominciò ad uscire con noi, ricordi? In poco tempo diventò una costante nella nostra vita. C’era sempre. Ma non solo quando si usciva, ma anche se avevi bisogno di qualcuno con cui parlare. Anche se la chiamavi a notte fonda, lei ti rispondeva sempre, ricordi?
Lei aveva un sogno. Viaggiare per il mondo. Ogni sera che uscivamo ci raccontava di un posto che voleva visitare. Una volta era il santuario di Itsukushima, in Giappone, un’altra volta era un piccolo villaggio nel Vietnam, la sera dopo il vulcano Lanin, nelle Ande. E sempre ci portava foto di quei luoghi, e ce ne parlava minuziosamente. A volte mi ritrovo a parlare di quei luoghi come se ci fossi andato veramente. Come se avessi davvero sentito sulla mia pelle il freddo delle montagne, o l’umido delle risaie. E quando smettevo di parlare venivo come catapultato alla realtà
Poi una sera tutto scomparve, non c’erano più i viaggi, non c’erano più le città, non c’erano più i racconti, né le foto. E anche lei
-Lontano- ripresi -molto lontano. Per non mandarmi, in 10 anni, né un’email né nessun altro segno della tua esistenza dev’essere stato molto lontano-
-Non puoi capire…-
-Sbagli, invece capisco benissimo. Capisco che non volevi avere più niente a che fare con me. Capisco che hai fatto di tutto per cercare di eliminarmi dalla tua vita. Ma c’è una cosa che non capisco. Perché mi hai cercato? Perché mi hai chiamato dopo 10 anni che non ti facevi sentire?-
Non disse niente. Aprì la sua borsa e prese un pacchetto. Lo posò sul tavolo. Si alzò e se ne andò.
Presi il pacchetto, e mi diressi verso casa. C’era un bigliettino, per me. C’era scritto di aprirlo a Natale. Non prima, non dopo.
Passarono dei giorni, non la sentii mai.
Un bel giorno ci alziamo e, appena il nostro piede tocca il freddo pavimento, nella nostra mente balena il pensiero di essere cresciuti, di poter chiudere definitivamente il libro dell’infanzia e di incominciare quello degli adulti. Crediamo di avere definitivamente chiuso con babbo Natale, i regali di compleanni, le domande delle zie e annessi. Ma in realtà non è così. Dentro di noi ci sarà sempre il bambino che, sotto la fievole luce di una piccola lampadina, continuerà a leggere il libro dell’infanzia.
Non credo di aver aspettato con così tanta ansia la notte di Natale. Aspettavo che arrivasse mezzanotte per poter aprire quel pacco, come a seguire una legge non scritta ma che tutti rispettano. Non si apre un regalo di Natale prima che sia Natale.
Strappai leggermente la carta, infilai la mano nella fessura che si era aperta e le mie mani toccarono quello che sembrava essere una scatola delle scarpe. Era una scatola delle scarpe. Francobolli di paesi a me sconosciuti si mischiavano con foto di luoghi mai visti né sognati. Conteneva 10 anni, 10 anni di lettere non spedite, di parole non dette. 10 anni di vita non raccontata.
L’ultima lettera non aveva un francobollo. Ma era espressamente indirizzata a me. Le parole che vi erano scritte mi fecero male come nessun’altra parola abbia mai fatto e mi farà male. Tutti quei sentimenti repressi espressi in delle righe. Un semplice “ti amo” più potente di tutte le canzoni d’amore mai scritte e che mai saranno scritte. 10 anni in una parola.
“Appena hai finito di leggere tutte queste lettere vieni sotto i Portici di Piazza Broletto. Sarò lì fino all’una di Natale”
Uscii di casa, presi la bicicletta, e pedalando il più veloce possibile arrivai sotto i Portici. Buttai la bici e mi guardai intorno.
Intorno me e dentro me il deserto.
Guardai l’orologio. Erano le 3 passate.
Chiamai tutti i nostri amici in comune per farmi dare il suo numero di telefono, per sentirla. Per dirle di tornare. Per dirle che l’amavo.
Ma ormai era già partita per un altro viaggio, e non avrei mai più potuta vederla.
Oppure chissà, fra 10 anni, poco prima di Natale, in un bar del centro, mentre nevica, mentre un padre gioca con il figlio, mentre due persone si danno addio.
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Ladro di idee!!!
:)))
Comunque questo racconto mi ricorda vegamente un film: protagonista un libro un’ascensore che saliva e scendeva senza far incrociare i protagonisti…ricordi tu quale film era?
Complimenti a Francesco.
Ciao,sono l’autore del racconto.
il film potrebbe essere “serendipity”. mi ricordo che c’era un libro e anche un’ascensore che non faceva incontrare i due protagonisti, ma mi sembra fosse solo una scena…
comunque grazie per i complimenti!