Un Commento// Pubblicato in Gentili lettori by rob il 18.01.10.
Potessi, aprirei questo post con l’intro della 20th Century Fox, perché è proprio ganzo e figo. Apri il post e partono le trombe, i violoncelli, e tutto il resto. Perché questo è un ritorno della rubrica dei racconti dei lettori, una festa. In realtà noi giovani troppo belli, approfittiamo di ogni cazzata per far festa. Siamo dei fannulloni, dicono. Quindi, non so, oggi c’è il sole? Festeggiamo! Oppure, stanotte non ho dimenticato come si cammina? Festeggiamo! Con l’intro ganzo della 20th Century Fox.
Anche questa volta ho un racconto bellissimo da farvi leggere. In fondo v’ho mai deluso nei miei post? E’ una domanda retorica, non rispondete. Il racconto si intitola Il bene e il male, ed è scritto da Fedaccia, qui il suo tumblr, che una ragazza che non conosco molto, ma da quelle poche email che ci siamo scambiati, e dopo la lettura del racconto, mi permetto di dire che è una ragazza piena di energie e tanto simpatica, con del talento nella scrittura che mi ha colpito molto. Sembra un po’ una cosa falsa, poiché pubblico il suo racconto e quindi sarei quasi obbligato a parlarne bene, ma non è così. E se lo pensate siete delle merde. Sono stato fortunato perché tutti i racconti che mi sono arrivati sono belli, scritti da persone altrettanto simpatiche e interessanti. E io li pubblico più che volentieri, vantandomi di essere stato scelto da menti così stimolanti. Poi, questo racconto qui, sarebbe proprio bello se si riuscisse a trasformare in un piccolo cortometraggio, che ispira davvero tanto.
Prima di farvi leggere il racconto, vi rinnovo l’invito a inviarmi i vostri racconti per email; argomento, lunghezza e tutto il resto, sono completamente liberi. Figuratevi se censuro. E ora, Il bene e il male!
di Fedaccia
Sedevano uno accanto all’altro, su una panchina verde in una spiaggia deserta. Di fronte il mare urlava tempesta, il cielo era scuro e presto una pioggia fitta si sarebbe unita al vento freddo e tagliente.
Le due figure emanavano luce propria, non venivano toccate dal vento ne’ dalle onde che si schiantavano verso di loro. Sembravano un fotomontaggio riuscito male, ma erano più reali di tutto il resto intorno.
“Allora” cominciò uno dei due “chi ha vinto?”.
“Mi pare evidente, abbiamo perso tutti e due” replicò l’altro.
Si lisciava i baffetti bianchi con un’espressione piuttosto pensierosa. “Non l’avrei mai detto..” disse cupo.
“Grazie tante, l’hai visto ora che non vali niente? Chiunque sarebbe stato pronto a scommettere sulla mia sconfitta, ma sulla tua.. Beh, siete rimasti fregati!”
“Ne sei contento?”
“Sai cosa me ne frega?”
“Come fai ora che non c’è più nessuno?”
“E tu allora? Siamo nella stessa barca, tu ed io come ai vecchi tempi..”
“Ci sono altri mondi…”
“E vuoi davvero rovinarne altri?? E poi sarei io il Male..”
“Magari facendo scelte diverse..”
“Allora non hai proprio capito.. Tu sei sbagliato! Sei tu che non vai! Non ce la puoi fare senza di me, non esisti senza di me, lo sai.. E brutto da accettare, lo so, ma tu non puoi stare senza di me!”
Cominciò a ridere, l’altro era sempre più affranto.
Il cielo si era scurito ancora di più, le palme venivano strapazzate dal vento impetuoso, qualcuna addirittura sradicata; presto arrivarono anche i fulmini, ma i due di tutto ciò sembravano non curarsene.
Il Bene si alzò di scatto, cominciò a passeggiare sulla spiaggia, i piedi a un metro da terra. Ripensava a quando, due secoli prima, aveva accettato la scommessa con il suo nemico.
Nel mondo avevano coesistito sempre entrambi, Bene e Male, in una eterna lotta. Il mondo voleva il Bene, lottava per il Bene, ma il Male vi si opponeva sempre.
Fino a quando, un giorno, volontariamente si ritirò. “Ti lascio campo libero, hai vinto.” gli disse “Ma vedrai come andrà a finire!” E rise, la stessa risata che ora riecheggiava in ogni angolo della terra.
Ed ora al mondo non c’era più nessuno, e la tempesta che si stava abbattendo l’avrebbe distrutto nel giro di poche ore.
Il Bene aveva trionfato in un giorno qualsiasi del 2012. Così, di punto in bianco. Erano finite tutte le guerre, tutti i litigi, tutte le lotte e le prevaricazioni, erano finiti sfruttamento e povertà. L’odio non esisteva più, solo amore incondizionato verso tutti. Gli animali non venivano più mangiati da nessuno, i carnivori divennero erbivori. Non c’era il capo, non c’erano gli schiavi ne’ i sudditi, non c’erano le razze ne’ le lingue diverse.
Non c’era la legge, non serviva, ognuno faceva ciò che era meglio per gli altri prima che per se stesso. Non c’erano prigioni né omicidi legalizzati.
Come in un paradiso, non si sa come, sparirono pure malattie, incidenti d’auto, buchi nell’ozono, terremoti e straripamenti di fiumi ed ogni genere di disastro ambientale fino ad allora sperimentato.
L’unica causa di morte era la vecchiaia. La televisione venne soppressa, e con lei la notorietà, e con questa l’invidia. Nessun modello a cui dover assomigliare, nessun canone a cui uniformarsi per non sentirsi diverso. Non c’erano più giudizi e pregiudizi, non c’era più il denaro, le droghe, il tradimento. Insomma, qualsiasi cosa di brutto ci fosse stato fino ad allora, ora non c’era più.
Non c’era più niente per cui piangere, niente per cui lottare, niente da desiderare, perché gli uomini avevano tutto quello di cui avevano bisogno.
Il Bene aveva trionfato.
E così gli uomini di quel tempo vissero in pace e in felicità, pienamente coscienti del miracolo e pienamente consapevoli della bellezza di quel nuovo mondo e di quella nuova vita. E i figli di quegli uomini vennero educati ad apprezzare tutto quello che avevano intorno, perché i loro padri raccontavano loro ogni giorno le bruttezze del mondo precedente, un po’ come si raccontano le storie di streghe ai bambini per mettere paura. E così i figli lo raccontarono ai loro figli, e i figli dei figli ai figli ancora e così via.
Solo che, andando avanti, più che di fatti realmente successi sembrò quasi che si trattasse di un invenzione. E piano piano ognuno smise di crederci, un po’ come secoli prima i bambini avevano smesso di credere alle fate.
E così nessuno si rese conto della fortuna che aveva, e nessuno sapeva più che cosa fossero la sofferenza, la tristezza, perché nessuno lo raccontava più. E così, nessuno sapeva più che cos’era la felicità, nessuno sapeva più che cos’era il bene, perché nessuno sapeva che cos’era il male. E gli uomini di quel tempo non avevano più nulla per cui gioire. E il mondo gli venne a noia, e l’unica cosa che allora desiderarono fu di morire. E lo fecero, così, semplicemente, smisero di mangiare, di bere, di respirare, di vivere.
E il mondo finì, finì perché il Bene aveva trionfato. Così si trovarono soli loro due, il Bene e il Male, come vecchi nemici che sono quasi diventati amici, a guardare insieme gli ultimi attimi di quel mondo che ormai era arrivato alla sua inevitabile fine. E ora, mentre tutto si faceva nero, non c’erano più parole fra i due, solo un vuoto incolmabile dentro di loro e l’amara consapevolezza che la loro lotta sarebbe dovuta essere infinita. Si guardarono, poi si incamminarono fianco a fianco verso il nulla eterno.
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Ok il paradosso che, nonostante la presenza del solo Bene, poi il mondo finisce, ok sottolineare la perdita della memoria storica da parte degli umani, ok l’eterna lotta tra bene e male che poi è anche un clichè di molte religioni.