racconto modenese

L’atmosfera era nuova, non si era mai vista.
L’orologio. Ricordavo tichiettasse, ma ora era muto. Mi avvicino, lo osservo. La lancetta dei secondi è caduta. E tace.

“Io da giovane ero un bel ragazzo. Sveglio, mica come ora. Allora mi vestivo bene, sapevo vestirmi bene, eh. Pensa che prima di Modena ero a Roma. A Roma calzavo sempre delle scarpe bianche, di suola. Scarpe che nessuno si sognava di avere, Robbè. E quindi salendo su a Modena indossavo quelle scarpe. Dopo un mese ce l’avevano tutti. Tutta modena a indossare scarpe bianche. Ah, ma come le portavo io non le portava nessuno. Camminavo in centro, quando ero in borghese, e sotto i portici si sentiva l’eco di queste signore bianche. Ta-ta-ta-ta-ta. Ua Robbè, era musica per le mie orecchie. Una volta mi si avvicinò una ragazza. Bella Robbè. E io allora ero bello pure io. Ti parlo di sessanta anni fa. Si avvicinò sta tipa e mi disse Ma lo sai che il suono delle tue scarpe è come un orologio? Preciso preciso, eh, ta-ta-ta-ta-ta-ta, e così io dissi Ah sì? E andammo a letto insieme. Allora ero pieno di donne, Robbè. Ero un bravissimo ballerino. Ma non come ballano ora, io allora ballavo davvero. Guancia e guancia con le donne, Robbè. Sentivi il profumo loro ovunque. Ai tempi mi presi anche il patentino per fare l’arbitro di pallavolo, ma non l’ho mai usato. E’ di là da qualche parte. Comunque, ora ti dico una cosa che un nonno non dovrebbe dire al proprio nipote. A Modena si ballava sempre. C’erano due turni: dalle 13 alle 21, e poi dalle 21 a mezzanotte. C’era una piazza bellissima a Modena dove c’era il cinema Odeon, e sopra c’era la sala da ballo. I proprietari erano due fratelli, e io entravo gratis perché li facevo ridere con le barzellette. La sera quando andavo a ballare all’Odeon e le ragazze non ci stavano, sai io che facevo? Be’, stavamo ballando, e io ballando ballando mettevo la mia gamba tra le loro, e le scaldavo, Robbè. Sai, le strofinavo lì, finché non mi trascinavano loro fuori dal locale eccitate sino a scoppiare. Funzionava sempre, e se le donne non sono cambiate fisicamente, funziona ancora. Io, devi sapere, che abbracciavo le ragazze sempre con la mano sinistra. Per strada, o dove capitava. Le baciavo, guancia e guancia, ma sempre nel mio braccio sinistro. La mano destra doveva essere libera per le sberle ai cretini. No, non mi è mai capitato, ma non si poteva mai sapere. Cioè, una volta successe che feci quasi a botte. Conobbi questa ragazza una sera. Era sposata con un ragazzo da tre mesi, ma io non lo sapevo. Dopo il primo ballo divenne la mia patner per tutta la serata. Facemmo ben quattro balli insieme, e ci piaciemmo tanto. Ci vedemmo per un appuntamento la sera dopo, ed entrando all’Odeon arriva un tizio e le tocca il culo. Ma una bella maniata, Robbè. Ci sapeva fare il tizio, e allora io gli diedi uno schiaffo fortissimo che dopo sessanta anni si ricorderà sicuramente, ah ah ah. Mi chiese Ma scusa, come ti permetti?, e io E’ quello il modo di toccare una donna?, e lui Ma chi sei tu?, e io Sono un grande amico di questa donna, e la rispetto, e lui Eh ma guarda che io sono il marito. Marò Robbè, era in compagnia di due suoi amici, ma non ebbi paura. Ero forte, cazzo se lo ero. Alla fine mi offrì da bere e ridemmo tutta la serata. Poi, prima di andarsene con i suoi amici a divertirsi mi disse Mi raccomando Gennaro tratta bene mia moglie, non farla venire a casa scontenta. Robbè, a facetta arricreà.”

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