Basta che funzioni, di Woody Allen (2009)
con Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Larry David, Steve Antonucci
Woody Allen non mi è mai piaciuto particolarmente. Le sue commedie le ho trovate sempre molto egocentriche, con il personaggio interpretato da lui con grossi problemi di protagonismo. Nonostante ciò, le ho viste più o meno tutte, perché è un genio che fa ridere davvero tanto. E appena ho visto il trailer del suo ritorno alla commedia, questo suo ultimo Basta che funzioni, mi sono subito promesso che quanto prima avrei dovuto vederlo.
Trama: Boris è un vecchietto parecchio stronzo. Rompicoglioni, cinico, sincero, pessimista ma realista, colto, divertente, non le manda certo a dire le cose. Zoppo dopo un tentativo di suicidio, vive da solo in un loft a New York. Una sera incontra una ragazzina scappata di casa, completamente cretina e ingenua. Tra i due si instaura un bel rapporto d’amicizia, me nello sviluppo della trama ne succedono di tutti i colori.
Questa qui è una signora commedia. Allen ormai sempre più consapevole della vita, ha costruito un film coi fiocchi. Anzi, direi coi controcazzi. Per questo, l’intellettuale consapevole e realista è davvero parecchio pericoloso per le persone comuni che l’ascoltano, lo seguono, l’ammirano. E questo film ne è la prova lampante. Infatti è divertente, ma a parer mio tremendamente pericoloso. Esso lancia sassi, che aprono porte a idee di pensiero e ragionamenti in cui lo spettatore può entrare e non uscirci facilmente.

Il film inizia subito a sparare dialoghi; opinioni divertenti su tutto ciò che capita sotto mano. Dialoghi che la fanno da padrona nel film. Ho letto anche che hanno stancato alcuni spettatori tanto da far abbandonare la sala. E’ in effetti un film che non è costruito sulle immagini, che anche quando possono essere importanti ai fini della scena, esse non vengono usate, tenendo salda l’attenzione sui personaggi e su ciò che dicono; tuttavia è una cosa che non mi ha stancato. Alcune scene fanno molto teatro, ma basta tenere salda l’attenzione per godersi la pellicola. Penso che chi ha abbandonato la sala non era attento, ecco. A questi consiglio tutti i film di Vin Diesel.
E’ una commedia, ma come ogni film di Allen parla d’amore e della vita. I suoi film sembrano racconti sulle sue esperienze visive, che hanno portato a una sua ulteriore crescita intellettuale. E’ un film che diverte, ma con tantissime pretese. E’ cinico e realista, ma anche un racconto sopra le righe di ciò che è la vita. In fondo “Basta che funzioni” è il motto del protagonista, un genio dal QI 200, che incontra una ragazza che parla con luoghi comuni. Due mondi opposti, ma che per un’insieme di circostanze si incontrano e si completano nel loro strambo rapporto. Se questa è una chiave di lettura usata in continuazione nel cinema, qui è usata in modo originale e divertente.
- Per poco non sono stato candidato al premio nobel.
- Sì, esatto Boris! E per che cos’era miglior film?
A questa battuta ho riso tanto, ma tanto. Non so se scritta rende, ma anche nel film è inserita durante un dialogo veloce di botta-e-risposta e magari non tutti possono notarla. E’ film illuminante. E’ umano perché incoerente. Nella sua sincerità quasi sconvolge, sicuramente mette a disagio lo spettatore che forse si mette a pensare, perché vede Boris che fa lo stronzo e inizia a porsi domande su se stesso.

Gli attori sono tutti bravi. La parte del protagonista, che poteva benissimo essere interpretata dallo stesso Allen, è affidata a un Larry Davis, comico poco famoso nel cinema, che costruisce un personaggio pressoché perfetto; sono sicuro meglio di quanto avrebbe potuto fare Allen. A una irriconoscibile Evan Rachel Wood è affidata la parte della protagonista femminile, che diverte e fa proprio bene la cretina (detto come un complimento). Insomma, sotto tutti gli aspetti si vede che è un film d’autore, e a mio parere la costruzione di alcune scene un po’ teatrale funziona davvero bene.