recensione: Gone baby gone


Nessun Commento// Pubblicato in Cinematografo by rob il 06.02.09.

Gone Baby Gone, di Ben Affleck (2007)
con Casey Affleck, Michelle Monaghan, Morgan Freeman, Ed Harris

Gone baby gone, di Ben Affleck. Sarebbe stato meglio che, sì, questo film fosse gone fuori dalle balle.
Prima di tutto, devo sottolineare che Ben Affleck, in quanto non-attore che pratica l’arte del (non) recitare, mi stava sui coglioni. PERO’, Gone baby gone è tratto dal libro La casa buia, di Dennis Lehane, manco a farla apposta uno dei miei scrittori preferiti. Quindi, saputo che Testone Affleck ne avrebbe tratto un film, mi ero prima un po’ allarmato, poi rassegnato all’idea, pensando che vedere su schermo i miei personaggi preferiti sarebbe stato comunque appagante. Ma dove? Mah.

Prima parliamo del libro. So che guardando un film tratto da un’opera letteraria non si dovrebbe prendere in considerazione il libro, poiché sono comunque due modi di comunicazione diversi, ma in questo caso, visto che del libro c’è davvero ben poco  e  quindi abbia solo infangato personaggi tanto già perfetti, mi prendo la briga di parlarvi del libro. La casa buia, quarto libro di un’opera di cinque libri che vede come protagonisti la coppia di detective Patrick Kenzie e Angela Gennaro. Non so, forse uno dei migliori dell’opera. Il libro parla della scomparsa di una bambina, la piccola Amanda. Era in casa da sola quando è stata, si presume, rapita. La mamma è sempre stata molto menefreghista nei suoi confronti, e a chiamare Pat e Angie, tra i migliori detective privati della città, sono stati la cognata e il fratello della piccola, gli zii della bambina che si prendevano cura di lei. Già scomparsa da quattro giorni, con ogni poliziotto di Boston sulle sue tracce, è difficile che i due detective privati possano fare qualcosa di più. L’autore non è nuovo a gialli psicologici, anzi. E’ uno dei migliori scrittori thriller sulla piazza. Ha scritto Mystic River, il libro da cui Eastwood ha poi tratto quel capolavoro omonimo. Ha scritto L’isola della paura, forse il miglior thriller degli ultimi anni, e Scorsese ne sta facendo su un film. Non è nuovo nel turbare lo spettatore con le sue scritture spesso violente, che scavano nel profondo dell’animo umano, e mettono confusione. Il libro è scritto in prima persona al passato remoto, e a raccontare è Patrick Kenzie. Il fatto è, però, che per capire bene i personaggi protagonisti bisogna leggere i capitoli precenti della collana. Cioè, il libro sì può certamente gustare anche se letto singolarmente, ma non c’è descrizione dei personaggi principali. In conclusione il libro è molto bello. Dal finale un po’ troppo patriottico, ma sicuramente è un libro che prende e funziona. E ora parliamo del film. TA-DA.

Sin dai primi minuti, quando una voce fuori campo recita un monologo, capii che il testone non aveva capito un cazzo del libro, che come ho detto è in prima persona, quindi vi lascio immaginare quanti monologhi si possono estrarre. Invece, nei primi minuti c’è un mologo tutto suo, che lascia immaginare, per chi ha letto il libro, che il Testone voglia prendere solo una bella storia, metterci elementi hollywodiani, e far piangere tutti con il finale. Mah. Continuo a guardarlo. Personaggi presentati male, e strutturati peggio. Io conosco bene Pat e Angie, ok, e quelli del film sicuramente non sono quelli dei libri, ma volendo anche dimenticare il libro, viene comunque l’enorme idea che quelli non siano personaggi presentati e strutturati a dovere. Lo spettatore si trova con non sapere quali siano i protagonisti, poiché nessuno dei personaggi ha carattere. Vi faccio un esempio. Ieri sera ho visto Il Dubbio. La presentazione dei personaggi, in una sceneggiatura, avviene grazie a piccole azioni degli stessi che facciano capire il carattere del personaggio. Nel film di ieri sera Meryl Streep era una suora molto severa e fredda. Lo sceneggiatore l’ha fatto capire più volte, ma c’è una scena di pochi secondi che mi ha colpito particolarmente. Tutte le sorelle erano a cena in un silenzio assoluto. La più giovane, all’improvviso, con le dita prende dalla bocca un morso di verdura e lo poggia sul piatto. La Streep la guarda, e la suora senza dir nulla riprende il boccone sputato e lo rimangia. Questa scena bastava per far capire due personaggi: la prima, la Streep, una suora severa e che tutti temono, la seconda, un personaggio che subisce, che abbassa la testa, o che semplicemente rispetta. In Gone baby gone non ci sono elementi particolari che spieghino chi siano i personaggi. Le regole per scrivere un film sono chiare: i primi venti minuti di presentazione di personaggi, poi inizia la storia, con il primo colpo di scena (quello più importante) che avviene nei quaranta minuti centrali (o comunque al centro del film), e poi c’è l’epilogo, con il protagonista che arriva, si presume, al suo obiettivo, con altri due colpi di scena. Comunque, anche se uno non volesse seguire le regole, la presentazione dei personaggi ci deve essere. Per forza. Non puoi non presentarmi nessuno, scrivendo solo dialoghi, tanto da far pensare allo spettatore “Vabè, quell’azione non è incoerente al personaggio visto che un personaggio non c’è”. Tu in quanto sceneggiatore di un film tratto da un libro devi ricostruire i personaggi per farli comprendere allo spettatore che non ha letto il libro come te. In definitiva direi che il Testone Affleck non ha capito, comunque, il senso del libro. Non ha dato, ho anche solo lasciato e limitato a fare una semplice trasposizione, spessore ai personaggi, e Dennis lo vorrà picchiare a sangue. Comunque, io che sono buono, voglio dare dei consigli a Ben Affleck, il Testone:

  • La prossima volta leggi il libro.
  • La prossima volta leggi più volte il libro, e se non lo capisci chiamami pure.
  • E’ giusto eliminare certi elementi di un libro quando ne scrivi un film, MA è sbagliato scrivere un film su un libro che non esiste, dicendo poi che è tratto da un libro esistente. Si dice ispirato.
  • Sai che il Boss era in prigione, vero?
  • Sai che Bubba non è tipo da ascoltare hip hop, vero?
  • Sai che se Bubba venisse a sapere che per te ascolta hip hop ti rompe la testa, vero?
  • Perché non hai letto le parti del libro in cui Angie parlava?
  • Perché non hai letto il libro?
  • Perché, se volevi fare un film poliziesco tipico americano, sei andato a toccare La casa buia?
  • Sai che c’è un libro che ricorda il tuo film?

In conclusione direi che il Testone si è confermato testone, e vi consiglio di leggere il libro piuttosto che guardare il film. Anche se a molti spettatori il film è piaciuto, e le recensioni siano più o meno positive, secondo me il film è orribile, senza capo ne coda. Leggete il libro, anche se non sapete i precedenti volumi dell’opera ‘Kanzie-Gennaro’, sicuramente capirete e apprezzete i personaggi e la storia più di quanto potreste fare guardando il “film”.
Sarò ben lieto di rispondere alle domande sul libro se Mr. Testone vorrà spiegazioni.


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