Nessun Commento// Pubblicato in Cinematografo by rob il 13.07.09.
Heat – La sfida di Micheal Mann (1995)
con Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Jon Voight
Quando un genere che di solito viene associato a una fascia di pubblico specifico viene preso in considerazione da un autore è sempre interessante vedere il risultato. Parliamo del genere poliziesco, che di solito viene associato a uomini rudi e pelosi. Ma per farvi capire il concetto, potrei citarvi l’animazione, di solito associato a un pubblico di bambini.
Trama: Heat è un film che racconta di una sfida. Al Pacino, super-poliziotto sopra le righe, e De Niro, criminale professionista che organizza il colpo della sua vita. Questo è il soggetto in se’ del film, ma nella sua lunga durata ( due ore e quarantacinque minuti ) ci sono diverse storie che si intrecciano tra loro, che raccontano la vita privata dei personaggi principali.
La prima cosa che mi ha colpito di questo film è la fotografia. Già nelle prime scene, infatti, si vede una fotografia fredda, con colori vivi che danno la sensazione che tutto sia vero, dandoti a volte un senso quasi di sporco addosso. Da parte mia, Mann non è nuovo alla fotografia perfetta in una sua opera. Il suo più recente Collateral, infatti, a mio modesto parere ha forse la miglior fotografia che abbia mai visto, che in quel caso va ad aggiungersi al fatto che il film sia girato con il supporto digitale, quindi l’immagine risulta granulosa e quasi ‘amatoriale’, dando un ulteriore spinta al senso di reale.

In Heat si prende in considerazione la lotta che l’uomo deve vivere con se stesso e con il mondo, cercando di equilibrare le più personalità che deve far vivere in se’. L’uomo con la sua angoscia, che vive nel suo lavoro, e l’uomo con le pantofole ai piedi, che deve dare le giuste attenzioni alla propria donna. In questo caso non si hanno le idee chiare su chi dei due personaggi sia il ‘buono’, e chi il ‘cattivo’. Infatti Al Pacino, che interpreta il poliziotto e che quindi per antonomasia dovrebbe essere il buono del film, distrugge la sua vita privata per vincere una lotta contro uno sconosciuto. Mentre De Niro, il cattivo in quanto rapinatore spietato, tenta invece di costruire qualcosa nella sua vita privata, stanco di vivere solo e male, peggio di un cane.
Sono un solitario ma non mi sento solo.
Dice il personaggio di De Niro in una scena. Un attore con un lungo elenco di successi, e che qui non fa altro che confermare il suo enorme talento nella recitazione. Infatti riesce bene a costruire un personaggio realistico, un genio del crimine senza scrupoli che vede il suo sporco lavoro solo come un, appunto, lavoro. E il suo carattere esce fuori anche nelle scene d’amore, non togliendosi comunque i ‘vestiti del De Niro’ da dosso. Esso infatti riesce a trasmettere l’idea dell’uomo che deve vivere nel suo istinto, con ‘Legami che possono essere lasciati in trenta secondi, quando vedi che un uomo che svolta l’angolo sta camminando verso te per ucciderti’.
Il personaggio di Al Pacino, invece, è un personaggio che si auto-distrugge lavorando troppo. Con tre matrimoni sulle spalle, lascia che la sua vita sia solo il lavoro da poliziotto. Un lavoro fatto di violenza, di atti cruenti di cui non si parla a tavola in famiglia. Il suo personaggio non riesce comunque a gestire il tutto, finendo per distruggersi e distruggere chi lo ama nonostante tutto. Al Pacino è un grande attore, e anche qui ci troviamo un personaggio costruito bene, e interpretato meglio. Un personaggio pazzo, sopra le righe, che a volte lascia che lo spettatore ‘tifi’ per il cattivo ( il rapinatore, De Niro ), per il suo comportamento egoista e antipatico.
Nel cast stellare è presente anche Val Kilmer, in una pettinatura assai discutibile e in una personaggio che viene mostrato poco sullo schermo. Poi c’è una giovane Natalie Portman, ma anche lei in questo caso interpreta un personaggio marginale, che compie un’azione che sveglia e riunisce alla realtà familiare il personaggio di Al Pacino, facendolo comunque restare fuori dal mondo per la sua negatività.
Micheal Mann ci regala una regia sublime, tra inquadrature che sono vere e proprie capolavori, e scene di una bellezza cinematografica immensa. Tra tutte alcune sono la scena della rapina iniziale, e poi quella alla banca, poi la scena di De Niro con la sua ragazza sul tetto, con il panorama della città sullo sfondo ( e qui si ha un ulteriore senso di realtà con il bacio tra i due ), e la scena in cui De Niro è costretto a sparare il suo compagno in fin di vita. Qui Mann sfoca i due, mettendo a fuoco la parete finestra che mostra le luci della città. Geniale.
La scena più bella è però il dialogo tra i due protagonisti nel bar. Lì infatti Mann riesce a costruire una scena intensa solo con due personaggi, e un dialogo scritto in modo che la sfida dei due personaggi nel vincere verso l’altro è ulteriormente marcata.
Nel film ci sono comunque elementi classici del genere poliziesco. Alcuni cliché nella presentazione dei personaggi, o nel finale della storia, nonostante il film nella sua lunga durata ( che non pesa mai ) non sia ma scontato.
Se vi è piaciuto vi consiglio: Frost/Nixon – Il duello, Inside Man
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