recensione: Taxi driver


Nessun Commento// Pubblicato in Cinematografo by rob il 09.08.09.

Taxi driver, di Martin Scorsese (1976)
con Robert De Niro, Jodie Foster, Cybill Shepherd, Peter Boyle

Ci sono alcune pellicole che sono universalmente conosciute come capolavori, e sono diventate colonne portanti del cinema, arrivando a essere associate all’idea del cinema stesso. Quell’elenco di film che bisogna vedere almeno una volta nella vita, ma che quando li guardi, ti rendi conto che ti piacevano già.

Trama: Travis Bickle (De Niro) è un ragazzo poco meno che trent’enne che non riesce a dormire, così decide di diventare un tassista notturno. Vivendo di notte vede tutto un altro mondo, fatto di personaggi e pensieri che a lui proprio non vanno giù. Essendo sempre stato un uomo solo, un’insieme di cause scatenanti provocano la sua discesa verso il baratro della pazzia.

Un capolavoro del cinema mondiale, senza troppi giri di parole. Questo film di Scorsese è una pellicola che rasenta la perfezione. Il regista, grazie a inquadrature suggestive, una fotografia che è colorata ma anche fredda e piatta, e musiche evocative, racconta di una città che vive nella sua routine sporca e malsana, fregandosene del ‘branco’ nel suo più completo egoismo.

De Niro, qui semplicemente in una delle sue migliori interpretazioni, è la vera perla del film. Attore che spesso ha lavorato a braccetto con il regista, costruisce un personaggio che esprime ragionamenti interessanti pur essendo fondamentalmente uno stupido e ignorante. Frequentatore assiduo di cinema che trasmettono film porno, possiede una mentalità perversa ma nello stesso momento frustrata e, in alcuni punti, maledettamente normale.
Sul suo viso si può vedere gradualmente la transizione dall’individuo che si pone domande ma che è mansueto, sino all’individuo che all’apice della sua noia e domande esistenziali, decide di cambiare e fare qualcosa.

Ecco, la scena in cui lui parla della sua stanchezza al suo collega tassista è magnifica. Per quanto lui non riesca a esprimersi e trovare parole per dire al collega che è stanco di quella città e di tutto ciò che rappresenta, inizia a farfugliare un insieme di parole, allorché il collega gli da un consiglio confuso e ignorante, non avendo capito cosa gli vuole dire. E sul suo viso, wow, c’è la rabbia e la rassegnazione che solo sul viso di un uomo stanco delle ingiustizie può comparire.

Per quanto lo possa capire, lui non si comporta, poi, come dovrebbe comportarsi una persona normale. Normale, per quanto sia un aggettivo relativo, viene del tutto escluso dal mondo in questo film. Tutti i personaggi sono dipinti sporchi e ignoranti, arrivando a far pensare allo spettatore, ancora una volta, che la massa è stupida, e solo il singolo individuo può essere intelligente.

Più pensi di sentirti male e più stai male.

E’ un film costruito con inquadrature magnifiche che si susseguono una dietro l’altro. Essendo un film ambientato per lo più di notte, e data l’età della pellicola, si può pensare che le scene notturne siano scure e poco chiare, ma invece il regista ha illuminato di colori ogni scena, anche quelle ‘peggiori’, che se fossero state scure avrebbero scosso di più lo spettatore. Questa decisione gli è stata pagata con delle inquadrature che rasentano la perfezione visiva, arrivando a catturare lo spettatore e stupirlo.

Nel cast è presente anche una giovanissima Jodie Foster e il mitico Harvey Keitel, nei panni del pappone Sport.

In conclusione
Taxi Driver è un film magnifico. In ogni scena trasmette la solitudine del protagonista, che è un semplice uomo solo che subisce passivamente ( fino a un certo punto della pellicola ) le ingiustizie di un mondo più pazzo di lui e delle sue soluzioni al problema. Lo consiglio a tutti, ma sappiate che è un film violento e può forse mettere tristezza per alcuni ragionamenti che la mente può fare ascoltando alcune parole o guardando alcune scene. Io lo guarderei anche solo per la regia perfetta.

Se vi è piaciuto vi consiglio: E morì con un felafel in mano, L’attimo fuggente


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