Prima di lasciarvi leggere questo mio nuovo racconto, mi sento quasi l’obbligo di avvisarvi che è un brano che, se sapessi, prima della lettura, di cosa tratta, non so se lo leggerei. Non ho mai scritto nulla di violento, in vita mia, ma mi è venuta questa idea così ho provato a scriverci qualcosa, ed è uscito fuori un racconto freddo e cinico che, a discapito della sua riuscita, ha comunque elementi che possono turbare chi lo legge. Non che sia niente di esagerato, per carità, ma ho capito che faccio provare tristezza anche non volendo, quindi meglio avvisarvi prima, ecco.
Ti scrivo per chiederti un favore, ma prima ti voglio raccontare una cosa stranissima che mi è successa quando la settimana scorsa sono uscito. Sì, proprio uscito fuori, per strada. Fuori c’era il sole, lo vedevo da camera mia che prepotentemente cercava di passare attraverso le tende chiuse. Ho letto da qualche parte che il sole fa male, che al suo contatto l’uomo si brucia all’istante. Neanche fossi carbone, o un nero di merda. Insomma mia moglie mi aveva dato appuntamento, e io dovevo comunque uscire. Credere a stupide leggende che dicono che il sole bruci le persone non aveva senso. O l’ho visto in qualche video-documentario? Bo’.
Mentre scendevo le scale, quella troia della mia vicina usciva da casa sua. Quella vecchia handicappata che zoppetta quando cammina quasi mi sfiorava mentre passavo accanto a lei. Poi si è messa a salire verso il tetto lentamente. Metteva un piede su uno scalino, poi l’altro accanto, poi ricominciava di nuovo. Perché esce tutti i giorni? La sento che apre la porta, e la sento anche quando ci mette anni solo a salire e scendere le scale. Va sopra al tetto e prende i treni che si spostano per il paese. Che poi, continua a mugolare, tra sé e sé, che ai suoi tempi era diverso, o si lamenta del fatto che non ci fossero barriere architettoniche. Spero non si rivolgesse a me. Riesco a capire che ai suoi tempi le persone comunicavano da vicino, e la vita era divera, ma sa benissimo che ora è vietato. Se ci riprova, io la denuncio al partito. Che cazzo, certa gente dovrebbero accopparla quando sono ancora in fasce.
Le strade coperte erano deserte, quelle scoperte al sole anche. I grandi palazzoni A857C, e A843N, facevano ombra solo per qualche centinaio mi metri, ma dopo c’era il sole che creava tranquillità che solo l’assenza di essere umani sa dare. Ecco, la cosa bella del sole è che provoca vuoto, e a grandi linee è come restare in casa. E credimi quando ti dico che quando ho visto la desolazione delle strade scoperte a me è venuto uno strano senso di felicità in corpo. Indescrivibile con le icone smile. Quasi sorridevo anche io come fossi una faccina della chat. Ma ci credi?
Che poi, tra parentesi, non so se gli essere umani possano ancora ridere. Dopo la mutazione facciale del XXVI° secolo, non erano limitati nelle espressioni? Ho letto da qualche parte che una volta la bocca la usavano per mangiare perché si apriva. Ho visto delle foto, sai, e dentro c’erano come dei cubetti bianchi che servivano a tritare il cibo per ingoiarlo meglio. Ma tu riesci a immaginare di nutrirti in un modo che non sia la flebo?
Arrivato alla soglia dell’ombra -subito dopo la punta delle mie scarpe c’era il sole- mi sono fermato. Mi sentivo spiato, come se dai finestroni dei palazzoni ci fossero umani che osservavano le mie azioni. Sentivo le loro speranze nel vedermi incenerire all’istante appena fossi scoperto al sole, per capire una buona volta se il sole faceva male, o no. Com’è che dicevano le pubblicità del partito? “Ti proteggiamo noi dalle malignità del mondo, dalla sua crudeltà. Tutto ciò che ti serve è in camera tua, tra le mura della tua sicurezza. Tutto ciò che ti serve siamo noi”. Non dice che il sole brucia le persone. Sì certo, avrei voluto un uomo di seconda mano per spingerlo verso il sole e vedere se moriva incenerito, ma questo mese li ho finiti tutti con il tiro al piattello di domenica scorsa. E così ho fatto io quel passo. Ed eccomi qui, non mi sono bruciato vivo. Era caldo, come quando metti una mano vicino la lampada accesa, ma era una sensazione piacevole.
Ho camminato per qualche centinaio di metri, in fondo lei abitava vicino da me, nei palazzoni D. Ora: già da casa a me sembrava paradossale che lei stesse male e volesse la mia presenza fisica nella stanza, ma mentre camminavo per andare da lei pensavo sempre di più che quello che stavo facendo era una vera stronzata. Ho letto che prima non era così, sai? Addirittura la gente abitava in una casa che dividevano. C’erano miliardi di partiti chiamati famiglie, e avevano contatti fisici, o anche interpersonali. Tutti i giorni! Ma ci credi? Io no. In fondo non ci sono prove certe, lo sai, di quello che era il XXI° secolo. Tutti possono sparare tutte le stronzate che vogliono.
Arrivato al palazzone D, quasi uccidevo uno. Mi ha guardato per soli tre secondi in meno al limite legale, e quasi mugolava per parlarmi. Capisco la vecchia handicappata che mugola da sola, ma addirittura uno sconosciuto che da vicino tenta di mugolarti qualcosa! Sembra che si stia perdendo il rispetto per la privacy, amico di facebook mio, e che le persone non rispettano la vita virtuale privata degli altri. Ma come si può desiderare di toccare un’altra persona? O guardarla. A cosa serve, secondo te?
Quando mi ha aperto la porta era senza la divisa del partito. Era, sì Carl5324, nuda. O almeno così si chiamavano le persone che non indossavano divise, o no? Comunque le ho visto i piedi, poi ha mugolato dicendomi di entrare. Io sono entrato nella casa scura, le finestre erano di poco aperte. Sparsi in giro per la casa c’erano fogli ritagliati da giornali del partito, e libri di storia del XXI° secolo. Mi ha mugolato se volevo qualche flebo da bere, e io le ho mugolato di sì. Me l’ha portata e l’ho assorbita, e lei si è seduta accanto a me, sul divano. Ovvio, c’era un posto che ci separava.
Poi è successo. Ho sentito il suono delle parole. Ha parlato! Erano parole storpiate, quindi ti scrivo direttamente la traduzione nella nostra lingua scritta.
«Ti ringrazio che sei venuto, amore mio. Io sto male, prima dentro, poi fuori. Mi sento sola, nonostante ho tanti contatti nella mia vita virtuale, ho sempre sentito la curiosità di provare a capire cos’è la vita reale di cui tutti, nei libri di storia, parlano. Sembrava essere allora la risposta alle malattie del dentro, sembrava la soluzione alle guerre chimiche, alla devastazione della razza umana. E infatti, non ti sei mai chiesto perché siamo diminuiti di quattro miliardi negli ultimi cinquecento anni? Mi risponderai per le guerre chimiche, ma io ti rispondo di no. Perché non ci parliamo più, perché non comunichiamo, perché ci sentiamo più naturali se abbiamo il doppio schermo del nostro pc a farci da mediatore. Io ero stanca di tutto questo, e così ti ho scritto di vederci, nonostante ora io non ne abbia il coraggio. Ma ho imparato a parlarti, ho tagliato la bocca e ho scoperto che dietro c’è ancora la lingua, che ancora ci deve sparire con l’evoluzione dei secoli. Questo mi sembra uno stimolo per provare a cambiare, a tornare umani. In fondo siamo sposati da anni e non abbiamo mai condiviso niente. Possiamo provare a frequentarci da… vicino. Che ne dici?»
Il suono delle parole è strano. Mi sono ricordato di aver letto da qualche parte che una volta addirittura parlavano anche nelle canzoni. Ma t’immagini la musica associata a quel suono tanto distorto delle parole? Oddio, che schifo. Dopo le sue parole mi sentivo qualcosa nella pancia, e la mia attenzione era catturata da dei titoli dei giornali che erano sparsi per terra. Caratteri cubitali per annunciare le vittorie del partito. Niente, mi sono alzato dal divano, mi sono girato verso di lei e l’ho uccisa guardando di fronte a me. Prima l’ho colpita al collo, mentre volevo colpirla in testa. Ma non guardavo, e ho sbagliato a prendere la mira. Allora lei ha urlato. Ho letto che si chiama così: ha spalancato la bocca e ha urlato dal dolore. Fiotti di sangue scuro le uscivano dalla gola, e lei inutilmente tentava di fermarlo. Ci siamo guardati, aveva uno sguardo di disperazione. Ha detto qualcosa che non ho capito bene, perché appena ha iniziato a parlare le ho sparato in bocca. La finestra era sporca di sangue dopo che le ho fatto esplodere la testa con la mia pistola. Ovunque c’era il suo cervello, o quello che ne rimase.
Finalmente ora sono un senatore del partito, sono arrivato al terzo reato. Sono così felice di essere uno importante, e di avere schiavi che mi supplicano di non ucciderli. Ma la cosa più che mi piace sono il grande numero di richieste di amicizie in facebook, sexbook e lifeart. Sono molto popolare. Ora, però, morta mia moglie, me ne devo trovare un’altra. Ed ecco il favore che volevo chiederti: conosci qualche nick che fa al caso mio?
Perché si portava dietro una pistola se tanto non aveva contatti umani nella sua vita?
Menomale. Dalla premessa mi aspettavo di peggio… Leggiti la “trilogia della citta’ di K” se vuoi imparare come scrivere in modo che lo stomaco cambi posto con il fegato e il cuore decida di fare lo zaino e andarsene del tutto. Ma anche no.
A me Kristov (l’autore del libro sopracitato) fa venire gli incubi, roba che dopo aver letto quel libro non sono riuscita a mangiare per un giorno intero. Tu invece non mi fai questo effetto. E ti assicuro, e’ un complimento. Non voglio che diventi uno scrittore da movimento di organi interni. Cioe’, si’, ma quelli giusti.
Ci pensano i giornali a scrivere di miserie. E’ nostro dovere scrivere di sogni, e fare da contrappeso alle tante cose brutte del mondo. Bella idea, comunque, sono serierrima. A (((abbraccc)))
ok, era A piu’ piu’ piu’ ma non me l’ha fatto scrivere.
ora che ci penso, inoltre, mi sa che il nome e’ Kristof con la f.
xx
@ sore’:
Eh ma ora sono curioso di questo scrittore qui! Io comunque, sono ‘cresciuto’ leggendo scrittori violenti. Non ho ho però mai sentito il bisogno di scrivere cose violente (parlo di scrittori come Lansdale, che sì sono violenti, ma anche molto ‘pulp’ e divertenti). Ho comprato ‘Il lato oscuro dell’anima’, definito come una ‘maledizione che uccide la mente’, ma non l’ho ancora aperto (ma è come sparare a uno zombie). Lo leggerò, in fondo sono parole scritte. Anche perché qui gli incubi li facciamo anche senza questi libri qui XD
Comunque tranquilla, ti farò fare un frullatore di organi e pensieri con dei racconti, che dopo ti verrà il dolore alle guance per quanto sorriderai :D
Ci sono rimasta un pò male…cioè avevo letto che era un testo “quasi violento”,ma fino ad un certo punto non ho provato niente e poi..BOOM! le spara in bocca.
Questo personaggio protagonista non l’ho capito bene.
Mi sembra che abbia paura..del sole,cioè di stare fuori,nella luce,a contatto diretto con altre persone.Ha paura di restare nudo,proprio come la moglie.E ha paura delle parole,ha paura di ciò che la gente pensa e dice.In fondo credo abbia paura di se stesso.
Questo è quello che mi ha trasmesso(se ti interessava saperlo XD)
Sai poi ti volevo dire che le frasi di “Laura per e-mail” che pubblichi su tumblr sono davvero belle e significative.Bè tutto qui.. te lo volevo dire!
Ciao Rob,Ti abbraccio.
ehi!!! ma la laura per email sono io!!! frate’, va’ che ti faccio causa per violazione del diritto d’autore!!!!!!!!!! /me sotto shock O___o