punto,
Apro gli occhi.
La camera non è cambiata durante le quattro ore di sonno scarse in cui ho chiuso gli occhi, e sognato luoghi felici. Il soffitto è lì su, vuoto e noiso. La lampadina scende con un filo, fino ad arrivare a pochi centimetri dal mio naso.
Sono stanco già di questa giornata.
Niente è cambiato, e la mia stanza, statica, ne è la prova. Penso che i cambiamenti si vedano a prima mattina, per prima cosa quando apri gli occhi. Poi nella giornata, e poi nella vita. Ignoranti, a pensare che la vita siano gli anni, sia l’età. La vita è questo secondo. E questo, e questo.
Mi metto seduto. Sono scalzo, e poggio i piedi sul tappeto più brutto che abbia mai visto. Non so perché lo comprai. E’ peloso di piccoli peletti di plastica. Appena sveglio, però, è stupendo strofinare i piedi sopra. Mi massaggia.
I calzini al lato destro del tappeto. Odio dormire coi calzini, così li tolgo sempre prima di dormire.
Sono in mutande, e sto davvero comodo.
Mi alzo, apro il balcone e la luce entra. Di mattina qui non batte il sole, ma il balcone va aperto comunque. Accendo il pc e scopro del tutto le lenzuola del letto, per farle prendere un po’ d’aria. Intanto metto su un po’ di musica dal pc acceso, torno a sedermi sul letto per rimettermi i calzini che il pavimento è freddo. Calzini neri, mutande bianche.
In casa non c’è nessuno, e Freddy Mercury inizia a cantare.
Frustrato, vado in bagno e mi siedo sulla tazza. Guardo la mattonella del mio bagno. Ci sono strani schizzi di un color terra, e io ci vedo mostri, eroi e un cattivo che ride.
Finisco, mi alzo. Mi lavo le mani, poi i denti. Ho la barba di qualche giorno e sembro proprio uno scarto umano. Produco chilogrammi di schiuma con il dentifricio per duettare con Freddy Mercury Who Wants To Live Forever. Lui è più bravo, ma non smetto di cantare.
Mi sciacquo la bocca e torno alla porta della mia camera. Di fronte a me un balcone aperto e gli uccellini che cantano per vincere San Remo. E mentre Freddy me lo domanda, io rispondo che non sono certo io quello che vuole aspettare in eterno.
Corro, sorridente, verso il balcone aperto. Scavalco la ringhiera con un salto alla olio cuore.
Durante la notte non è cambiato nulla. E io, non so ancora volare.

hai partorito finalmente.
già sai cosa penso di questo :-)
geniale