voi piccoli finti rivoluzionari
Ma solo io la notte sento ancora caldo? Il mio pigiama consiste ancora nel togliermi i jeans e mettermi a letto, con qualsiasi maglietta abbia indossato durante il giorno. E di solito con quella maglietta ci esco anche, di rado la cambio. Diciamo che sì, sto diventando lentamente un pezzente, che presto vivrà la sua misantropia come un senza-tetto emarginato dalla globalizzazione (il mio blog mi dice che questa è una parola sbagliata, cioè la sottolinea come errore ortografico, ma vi giuro che il mio blog non è un capitalista). Ieri sera prima di andare a dormire mi sono imbattuto in un commento su una canzone su un blog di un tipo che conosco appena. Questo è il classico finto rivoluzionario, che si fa fare le foto mentre parla al megafono, si mette la sciarpetta a mo’ di kefiah in estate, e usa parole come ‘registicamente’. Ovviamente il finto rivoluzionario medio è amante del cinema, e finto critico di questa passione che ha solo perché deve fare il finto intellettuale. Il suo regista preferito è senza ombra di dubbio Ken Loach, e il suo cantante preferito è De André, o il più maestoso (per loro) Mozart. Le cose le sanno, magari si sono diplomati con grandi voti, ma si sentono onnipotenti perché sono ‘attivi politicamente’. Il problema è che loro non sono migliori di chi non fa e sa’ un cazzo di politica. Infatti fanno finta di essere attivi, e il loro sapere tutto è come imparare a memoria una poesia di una lingua che non parli. Sono quelli che dicono che Dante sia il miglior poeta italiano, e non perché lo sia o meno, o perché lo pensano davvero, ma perché è un cliché intellettuale vecchio almeno quanto i dinosauri. Quindi hanno un aggettivo per ogni personaggio di spicco della storia, non riuscendo a capire che la loro opinione non è loro. Sono quelli che definiscono i fratelli Coen ‘non male’, snobbano a priori il cinema italiano e non guardano un film a meno che non sia d’autore. La critica dell’arte è soggettiva, perciò con questa teoria aaampiamente relativa, posso dire che una tua poesia mi potrà piacere più di una poesia di Neruda, e quindi che io possa ritenerti un poeta migliore di lui. Loro no. Guardano le tue foto, leggono i tuoi racconti, ma per loro non sono altro che parole, perché non potrai mai scrivere qualcosa di bello, poiché c’è stato, che so’, Hemingway o Wilde. Quindi non vale la pena fare arte perché non puoi mai superare i grandi della storia, anche se non lo sapranno mai perché non leggono opere nuove con attenzione. Il loro libro preferito è sicuramente Delitto e castigo, e ripudiano Il codice Da Vinci o i libri di Orwell. Be’ a me questi qui stanno parecchio sui coglioni, con il loro fare critico nel spiegare qualsiasi maledetta cosa. Ma cosa ve la tirate a fare? Se uscissi dalla vostra piccola cerchia di conoscenza vi farei entrare nel panico. Direi, che so’, una roba tipo che dio non è morto, ma è gay (cit.).

Ahm, come dire, purtroppo un pò tutti abbiamo il vizio infame di pensare di poter giudicare l’operato degli altri, valutandolo in base a pesi e misure soggettivi,rimanendo un pò all’interno di quei clichè che sembrano non passare mai. Questi clichè a volte si rompono, quando una persona bene o male matura, avendo la possibilità di toccare con mano quello che sostiene, fondamentalmente informandosi e confrontandosi, altri ci rimangono incastrati, (nei clichè) e fanno di quella mimica (abbigliamento-passioni-politica) il loro cavallo di battaglia, che io definirei più un cavallo di Troia perchè a lungo andare si rivelerà una grande beffa (per loro stessi).
Io costoro li definisco “Alternativi della Domenica”, quelli che sfoggiano una cultura preconfezionata e vorrebbero pure fartelo pesare!
Quanta tristezza!Che poi io Dante glielo metterei davvero tra le mani per vedere cosa ti raccontano!
I finti rivoluzionari, naturali ‘radical-chic’, quelli che si indignano se vengono censurati Santoro, Luttazzi, Beppe Grillo o altre loro icone di centro-sinistra, ma che poi non muovono un dito quando, fatto di inaudita gravità, si querela l’autore di un libro solo perchè ha scritto ciò che pensava ed ha raccontato la verità storica sul popolo dei Talebani e del suo leader, il Mullah Omar.
Già, Massimo Fini, già oscurato dalla Rai qualche anno fa, nell’indifferenza generale di questi parolai pseudo-alternativi.